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Da Milano a Montepulciano, tornano i focolai nelle Rsa ma molti asintomatici


la ripresa dei contagi

Gli esperti chiedono massima attenzione per il rischio di sovraccarico negli ospedali ma non è in vista un’ondata di vittime intensa come quella iniziale

di Nicola Barone

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L’esterno della Rsa Quarenghi, periferia Nord Ovest di Milano

Gli esperti chiedono massima attenzione per il rischio di sovraccarico negli ospedali ma non è in vista un’ondata di vittime intensa come quella iniziale

3′ di lettura

Torna a farsi vivo, nel mezzo di una fase generale di ripresa dei contagi, lo spettro delle Rsa. I due focolai identificati a Milano e Montepulciano non saranno gli unici ma secondo le previsioni degli esperti che chiedono massima attenzione, malgrado non sia in vista una seconda ondata di morti intensa come quella di marzo e aprile.

Sono 24 i positivi in via Quarenghi a Milano

Al momento sono saliti a 24 i positivi al coronavirus accertati all’interno della struttura di via Quarenghi, a Milano: 21 dei 123 ospiti e tre dei 111 dipendenti della struttura. Tra gli anziani, 10 (di cui nove asintomatici) sono stati trasferiti in ospedale, mentre altri 11 che non presentano sintomi sono in isolamento all’interno della residenza in attesa della «disponibilità dei posti letto da parte degli ospedali», come è stato spiegato. Si attendono ancora i risultati del tampone di 24 anziani e di 77 operatori. Ma quello di via Quarenghi potrebbe non essere il solo punto caldo in Rsa della città. Negli ultimi dieci giorni sono diversi gli anziani positivi al SARS-CoV-2 mandati all’ospedale Sacco di Milano, la maggior parte dei quali asintomatici o con pochi sintomi. Ma per il responsabile Massimo Galli comunque «se si continua così, si rischia di occupare tutti i posti letto dei reparti di malattie infettive e non avere poi disponibilità quando arriveranno i malati con sintomi o quadri più complicati».

A Montepulciano quarantena per 60

Tre operatrici della Rsa «Cocconi Bernabei» di Montepulciano, a Siena, sono risultate positive al coronavirus. Circa venti persone tra gli addetti sanitari sono in isolamento per contatti con i positivi e «attualmente risultano tutti negativi», ha spiegato il sindaco della città Michele Angiolini. Negativi anche i 40 ospiti della struttura già sottoposti a tampone. A dare notizia della positività delle operatrici è stato su Facebook il presidente della Misericordia di Montepulciano Adriano Giuliotti che precisa che le tre persone «si trovano già in isolamento domiciliare e d’intesa con la Asl Toscana Sud-Est, sono state adottate tutte le misure d’accertamento, contenimento e prevenzione necessarie».

La maggiore suscettibilità degli anziani

Dunque andrà affrontato il nodo di dove accogliere gli anziani asintomatici ora ricoverati in ospedale, per impedire nei prossimi mesi un intasamento quando arriveranno i casi più gravi. Se il virus riesce ad entrare in una Rsa, conclude Galli, «dilaga, perché gli anziani sono molto più suscettibili degli altri a rimanere contagiati e ad avere un andamento più grave. Ciò non vuol dire che se si è vecchi e si contrae il virus, si va incontro a morte certa. Nella Rsa di Castiglione d’Adda nel lodigiano, dove il 100% era risultato positivo, molti sono stati asintomatici o sono sopravvissuti».

Per gli esperti adeguate le misure dell’Iss

Per questo, avverte Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società Italiana di geriatria e gerontologia (Sigg), «serve massima attenzione nelle Rsa, anche se i protocolli ora ci sono e il nemico lo conosciamo. Non prevedo però il rischio di una nuova ecatombe». Rispetto all’inizio della pandemia, in cui mancavano misure di protezione adesso la situazione appare diversa. «Le misure previste dalle linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), se applicate, bastano. Ma l’applicazione deve essere rigorosa». Bisogna assicurarsi «che l’interazione tra gli ospiti e i familiari avvenga in spazi idonei e con i dispositivi di protezione previsti, e che il personale venga testato al rientro dalle ferie e periodicamente nel tempo». Quando si verificano numerosi casi in aree distinte della stessa Rsa, prosegue l’esperto, «è verosimile che il contagio parta da qualche operatore sanitario più che dai familiari degli ospiti, perché nel secondo caso i contagi tendono a essere più circoscritti». In qualsiasi caso, conclude Incalzi, «qualche focolaio qua e là nelle strutture per gli anziani durante i prossimi mesi possiamo aspettarcelo, ma non vedo il rischio di una seconda ondata pesante come quella che abbiamo vissuto».

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