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Da Italia Viva al Veneto, prende quota l’idea di usare i disoccupati nei campi



RACCOLTA A RISCHIO

Mancano braccia nei campi per la raccolta di fragole, asparagi e primizie, per le operazioni di primavera nelle vigne e per l’avvio delle colture estive

di Andrea Carli

Le misure del nuovo decreto sulle imprese

4′ di lettura

Con l’emergenza coronavirus e la chiusura delle frontiere da parte di alcuni paesi europei per arginare la diffusione della pandemia nei propri territori è scattato l’Sos manodopera in agricoltura. Mancano braccia nei campi per la raccolta di fragole, asparagi e primizie, per le operazioni di primavera nelle vigne e per l’avvio delle colture estive.

Di qui la proposta che si è fatta sempre più frequente di coinvolgere le persone che a causa di questa crisi sono rimaste senza lavoro e quelle che percepiscono indennità di sostegno al reddito, come ad esempio in Italia il reddito di cittadinanza (nell’attesa che prenda forma, probabilmente nel decreto di Aprile, il reddito di emergenza). La prima a ragionare su questa ipotesi è stata la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, di Italia Viva. La regione Veneto ha poi deciso di valutarla, e di studiarne la realizzazione.

Coldiretti: a rischio più di un quarto della produzione made in Italy
Il problema è reale. Secondo Coldiretti, in Italia è a rischio più di un quarto del Made in Italy a tavola raccolto da mani straniere, con 370 mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero. La comunità di lavoratori agricoli più presente è quella quella rumena con 107.591 occupati, davanti a marocchini con 35,013 e indiani con 34.043, che precedono albanesi (32264), senegalesi (14165), polacchi (13134), tunisini (13106) e bulgari (11261).

Bellanova: guardare a chi è in Cigs ed è disoccupato
Che fare? In un colloquio con Fanpage.it Bellanova, ministra renziana, ha proposto di impiegare lavoratori in cassa integrazione, disoccupati e persone occupabili che percepiscono il reddito di cittadinanza nel settore agricolo, per far fronte al calo di stagionali dovuto all’emergenza Coronavirus. A questa platea di persone ha poi aggiunto anche «quei lavoratori che oggi sono irregolari nel nostro Paese, ma hanno lavorato magari attraverso il caporalato nei campi. Sono persone – ha spiegato Bellanova – alle quali dobbiamo dare uno strumento per la regolarizzazione, ma sono persone fondamentali per procedere alla normale attività nei campi». «Ci sono lavoratori che percepiscono il reddito di cittadinanza o un sussidio perché l’azienda è chiusa – ha ricordato la ministra -, a queste persone noi dobbiamo dare l`opportunità di contribuire a mantenere la normalità della vita delle nostre famiglie e quindi anche impiegandoli temporaneamente nel settore agroalimentare». Intanto la ministra porta avanti la trattativa con la Romania, e in particolare con l’ambasciatore rumeno in Italia, George Bologan, per riaprire i flussi di lavoratori stagionali interrotti dall’emergenza coronavirus.

Il Veneto valuta l’ipotesi di impiegare i disoccupati nei campi
Anche il Veneto sta prendendo in considerazione l’ipotesi di impiegare i disoccupati nei campi. L’assessore all’Agricoltura, Giuseppe Pan, tra i primi a proporre di reintrodurre l’utilizzo dei voucher semplificati, è in queste ore impegnato su una nuova ipotesi di reclutamento straordinario di manodopera. Con la collega alle Politiche per il lavoro Elena Donazzan sta studiando la modalità per coinvolgere i Centri per l’impiego nell’intermediazione diretta tra i disoccupati e le aziende del primario rimaste senza manodopera straniera, a causa dei blocchi alle frontiere e dei rischi di quarantena per gli operai dell’Est europeo.

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