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Coronavirus, studio dell’Istituto Cattaneo: «i morti sono almeno il doppio»



L’EMERGENZA SANITARIA

L’Istituto ha elaborato la differenza fra la media dei decessi, nello stesso periodo, degli ultimi cinque anni e il numero di quest’anno in 1.080 Comuni italiani, che corrispondono al 12,3 milioni di abitanti, poco più di un quinto della popolazione

Coronavirus, superati i 10mila morti in Italia. Aumentano guariti

2′ di lettura

Nel periodo compreso fra il 21 febbraio e il 21 marzo il numero dei morti, in Italia, è aumentato in maniera sensibile, molto di più del numero dei decessi attribuito al Coronavirus. È quanto mette in evidenza un’analisi sui decessi a seguito della pandemia fatta dall’Istituto Cattaneo che ha elaborato la differenza fra la media dei decessi, nello stesso periodo, degli ultimi cinque anni e il numero di quest’anno in 1.080 Comuni italiani, che corrispondono al 12,3 milioni di abitanti, poco più di un quinto della popolazione.

Numero di decessi doppio rispetto a dati Protezione civile
Nei soli comuni presi in esame, infatti, sono morte 8.070 persone in più della media degli anni precedenti, mentre, al 21 marzo, i deceduti positivi al Covid-19 erano 4.825. «Anche sotto un assunto di massima prudenza, in base al quale nei rimanenti 7 mila comuni non dovessero rivelarsi scostamenti rispetto alla mortalità media degli anni precedenti – spiegano Asher Colombo, presidente dell’Istituto e Roberto Impicciatore che hanno condotto l’analisi – il numero di decessi riconducibili a Coronavirus in Italia risulta comunque il doppio di quello a cui si arriva sulla base dei numeri relativi ai pazienti deceduti positivi al test per Covid-19, comunicati dalla Protezione Civile. È plausibile, quindi, che i decessi aggiuntivi non attribuiti a Covid-19 riguardino persone decedute in casa, e sulle quali non è stato eseguito il test di positività».

Aumento percentuale più alto nelle regioni più colpite dal contagio
A sostegno di questa tesi, i ricercatori del Cattaneo evidenziano come l’aumento percentuale sia più alto nelle regioni maggiormente colpite dal contagio e riguardi in misura preponderante gli uomini rispetto alle donne. In Lombardia questo aumento è più che doppio, in Emilia-Romagna è vicino al 75%, ma anche nelle altre regioni meno colpite è comunque piuttosto significativo. Picchi, in particolare, si raggiungono nelle città che maggiormente hanno sofferto. A Bergamo l’aumento rilevato è del 266,8% (324 morti in più), a Piacenza del 178,3% (201 in più), a Cremona del 134,6%, a Pesaro del 167,9%. Ma in tutti i comuni presi in esame l’aumento fra la media dei deceduti del periodo 2015-19 e quello del 2020 è significativo.

Per approfondire:
In Lombardia il virus ha causato il 240% di morti in più rispetto a un anno fa. I dati delle grandi città
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