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Coronavirus, Scazzeri (anticorruzione): anche dopo l’emergenza rischio criminalità economica



l’allarme della guardia di finanza

Per il comandante del Nucleo speciale anticorruzione della Guardia di Finanza, generale Gaetano Scazzeri, «l’alert deve rimanere molto alto anche nella fase successiva all’emergenza Covid. Al setaccio deroghe al codice appalti e rischio usura

di Gerardo Pelosi

Coronavirus, a Milano sequestrate 185 mila mascherine

3′ di lettura

L’emergenza sanitaria per far fronte al coronavirus ha fatto emergere l’esistenza di truffe, fenomeni corruttivi e criminalità economica diffusa su tutto il territorio nazionale. Ma, spiega a “Il Sole 24 Ore” il comandante del Nucleo speciale anticorruzione della Guardia di Finanza, generale Gaetano Scazzeri (tra l’altro docente del master anticorruzione dell’Università di Roma Tor Vergata) «questo alert deve rimanere molto alto anche nella fase successiva all’emergenza Covid perché le misure prese adesso per contrastare le truffe sui dispositivi di protezione individuali come guanti e mascherine potrebbero valere in futuro anche per altri settori commerciali e potrebbero verificarsi indebiti utilizzi di fondi pubblici per le deroghe al codice degli appalti; il nostro compito – osserva sempre Scazzeri – anche dopo la fase 2 sarà quello di passare al setaccio con banche dati e fonti aperte tutti i contratti pubblici per evitare infiltrazioni e fenomeni corruttivi e offrire spunti investigativi ai reparti operativi».

I controlli della Guardia di Finanza
Il generale Scazzeri ricorda che nelle ultime settimane l’azione della Guardia di Finanza si è concentrata nei controlli alle disposizioni del Governo sul lockdowon per cittadini e imprese e nell’offerta di servizi di sanificazione con un particolare focus alle truffe nella commercializzazione dei dispositivi di protezione individuale. A Torino, ricorda Scazzeri, l’operazione Linda ha acceso i riflettori su un contratto di sanificazione mentre si sono evidenziati violazioni all’obbligo di certificazione sui dispositivi come richiesto dall’Istituto superiore di Sanità e dall’Inail. «Una delle truffe più ricorrenti – aggiunge Scazzeri – riguarda la dizione CE non come certificato di garanzia europea bensì come China Export e le truffe su prodotti igienizzanti non corrispondenti alle caratteristiche specifiche».

Sequestrati 2,8 milioni di mascherine non sicure
Come ha ricordato in una recente audizione parlamentare il colonnello della Guardia di Finanza Pietro Bianchi dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati sequestri per un valore complessivo di 2,8 milioni di mascherine e dispositivi di protezione individuale in violazione alle normative di sicurezza o per frode in commercio. Sono state inoltre sequestrate oltre 147mila confezioni di igienizzanti non corrispondenti alle caratteristiche richieste. Per turbativa d’asta e inadempimenti in contratti di pubbliche forniture è stato arrestato un imprenditore a Roma che si era aggiudicato dalla Consip un appalto del valore di 15,8 milioni di euro per dispositivi di protezione e apparecchiature elettromedicali. «In molti casi – spiega il generale Scazzeri- il prezzo delle mascherine che prima dell’emergenza era anche inferiore a 0,50 euro è stato venduto a prezzi quintuplicati, ora il prezzo è stato fissato a 0,50 e vigileremo perchè venga rispettato».

Al setaccio le deroghe il codice appalti
Come avvenne anche per la fase successiva al terremoto dell’Aquila per deroghe al codice appalti che venivano interpretate in maniera molto estensiva anche in questo caso secondo Scazzeri rimangono delle rersponsabilità in capo alle stazioni appaltanti che dovrebbero impedire infiltrazioni e la cessione di appalti a imprese colpite da interdizione antimafia disposte dal prefetto. «Occorre quindi mantenere alta la guardia – spiega il comandante del Nucleo anticorruzione – insieme ad Anac monitoriamo la situazione per evitare che le deroghe al codice appalti e subappalti non autorizzati possano essere un veicolo utilizzato da imprese interdette o che usano capitali di provenienza illecita».

Rischio usura connesso alle nuova crisi economica
«Il rischio usura segnalato come monito morale anche dallo stesso Papa Francesco – osserva il generale Scazzeri – è legato all’attuale crisi economica derivante dal coronavirus: è un fenomeno che stiamo monitorando da vicino per il rischio sempre presente che organizzazioni criminali possano utilizzare le più diverse strategie per inquinare con i patrimoni illeciti di cui dispongono il circuito economico legale del Paese».

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