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Coronavirus, indagati i vertici del San Matteo e Diasorin

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La Procura della Repubblica di Pavia, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagati i vertici del San Matteo e di Diasorin ha disposto, nell’ambito delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dal pm Paolo Mazza l’esecuzione di diverse perquisizioni domiciliari e locali nei confronti di diversi soggetti indagati per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e peculato.

“I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Pavia, nell’ambito dell’indagine della Procura di Pavia che vede indagati vertici del San Matteo e della Diasorin stanno sequestrando su ordine della locale Procura della Repubblica documentazione e apparati informatici presso gli uffici ed i laboratori del Policlinico San Matteo e della società biotecnologica. Nel dettaglio sembrerebbe che sia stata favorita, a discapito di altre potenziali concorrenti, la società piemontese di rilevanza internazionale – Diasorin S.p.a. – operante nel settore delle biotecnologie, trasferendo ad essa tutti i risultati delle attività di ricerca e sperimentazione effettuate dalla Fondazione Irccs San Matteo di Pavia, nel settore dei test sierologici per la diagnosi di infezione da Covid-19″.

“L’attività – sottolinea ancora la nota della Procura – trae origine da una denuncia presentata da una società concorrente avverso il rapporto collaborativo instaurato tra la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e la società piemontese, per lo sviluppo di test sierologici e molecolari per la diagnosi da infezione Covid-19, allo scopo di ottenere la marcatura CE. Tale accordo veniva stipulato senza gara rendendo possibile un vantaggio economico per l’impresa piemontese”. Ulteriori accertamenti sono in corso per chiarire i rapporti economico-commerciali esistenti tra Diasorin, Fondazione Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita e la società Servire S.r.l. tutte operanti presso l’Insubrias Biopark di Gerenzano (Varese).

L’inchiesta riguardante l’accordo stipulato tra l’ospedale pavese e la società di Saluggia (Vercelli) per l’effettuazione dei test sierologici per la diagnosi da Covid-19, è scattata prima del ricorso presentato al Tar della Lombardia da una società concorrente dell’azienda piemontese. E’ quanto emerge da ambienti della Procura di Pavia.

Nello scorso aprile la TechnoGenetics, ditta di Lodi, era ricorsa al Tribunale amministrativo lombardo contestando l’accordo tra San Matteo e Diasorin. Il Tar, lunedì 8 giugno, ha accolto il ricorso presentato dall’azienda lodigiana, trasmettendo gli atti alla Procura della Corte dei Conti. Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso del San Matteo e di Diasorin, ha sospeso gli effetti della sentenza del Tar. Dalla Procura di Pavia si precisa che l’indagine che vede indagati i vertici del San Matteo e della Diasorin per turbata libertà del procedimento e peculato, è stata avviata prima dell’iter della giustizia amministrativa.

Per i pm di Pavia, nell’accordo tra il San Matteo e la Diasorin per i test per diagnosi da Covid sarebbero stati “utilizzati beni mobili, materiali (personale, laboratori e strumenti) e immateriali (conoscenze scientifiche tecnologiche e professionalità) costituenti patrimonio indisponibile dell’ente pubblico e così sottratti alla destinazione pubblica per il soddisfacimento di interessi privatistici che restavano nell’esclusiva titolarità di privati, anziché dell’Ente che aveva finanziato la ricerca”. Lo si legge nel decreto di perquisizione visionato dall’ANSA

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