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Coronavirus e shock economico: quali sono i piani sul tavolo della Ue


le risposte alla crisi

Martedì saranno discusse le opzioni per affrontare l’emergenza. La Commissione sta modificando la bozza di bilancio 2021-2027 per sostenere il rilancio economico

dal nostro corrispondente Beda Romano

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Ursula Von Der Leyen E Charles Miche. ANSA/STEPHANIE LECOCQ

3′ di lettura

BRUXELLES – Sono due i filoni su cui l’establishment europeo sta lavorando in queste ore sulla scia dello shock economico provocato dalla pandemia influenzale da coronavirus.

A breve termine, i ministri delle Finanze saranno chiamati martedì prossimo a discutere nuove e vecchie opzioni per affrontare l’attuale emergenza. Per il medio-lungo termine, la Commissione europea sta preparando modifiche alla bozza di bilancio comunitario per il 2021-2027 in modo da sostenere il rilancio economico.

Sul tavolo un fondo per la disoccupazione
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, sul primo fronte l’esecutivo comunitario sta lavorando su varie opzioni da presentare prima ai direttori dei Tesori nazionali e poi successivamente ai ministri delle Finanze. «Una delle idee è certamente quella di un fondo di riassicurazione degli schemi nazionali di disoccupazione. Stiamo lavorando ancora sul funzionamento e sul finanziamento», spiega un esponente comunitario. Bruxelles si aspetta un forte aumento dei sussidi per i senza-lavoro.

Le ipotesi prestiti e Mes
Rimane sul tavolo l’ipotesi di prestiti precauzionali da parte del Meccanismo europeo di Stabilità, come ha confermato ieri al Financial Times il direttore generale del Mes Klaus Regling, Questi ha spiegato che è possibile ridurre al minimo le condizionalità e discutere anche la maturità di eventuali prestiti. È noto che l’Italia, tra i paesi più colpiti dalle conseguenze economiche della crisi sanitaria, vede di cattivo occhio il ricorso al Mes, impopolare in una parte della classe politica.

Nella sua intervista, Klaus Regling ha spiegato che istituzioni quali il Mes o la Banca europea degli investimenti già emettono obbligazioni congiunte dei paesi membri. Creare una nuova istituzione per emettere coronabonds – come chiesto dall’Italia e altri otto paesi – rischia di richiedere da uno a tre anni. Di avviso non dissimile si è detto da Berlino il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz: «Siamo pronti alla solidarietà, ma a una solidarietà ben pensata».

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