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Coronavirus e mascherine: quante ne esistono, come funzionano e come usarle



contrasto al covid-19

Pier Luigi Lopalco, epidemiologo, spiega

di Biagio Simonetta

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3′ di lettura

Quando l’emergenza sanitaria si allenterà, l’Italia si troverà a vivere quella che ormai tutti chiamano la “Fase 2”. Saranno giorni, o settimane, importanti per la ripartenza del Paese. E ci sono pochi dubbi sul fatto che le mascherine saranno parte integrante di questa “nuova normalità” che ci vedrà impegnati a non scatenare nuovi contagi.
Ma quali sono le mascherine migliori da usare? Che differenza c’è fra quelle in commercio? E come vanno trattate?

A rispondere a queste domande è Pier Luigi Lopalco, epidemiologo, Professore Ordinario di Igiene dell’Università di Pisa, che sul sito “medicalfacts.it” ha dedicato un lungo post a questo argomento. Anche perché, proprio a proposito di mascherine, il loro vero ruolo e le corrette modalità di utilizzo per la prevenzione della diffusione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2 sono ancora argomento molto dibattuto.

Quante mascherine esistono
Primo capitolo: la differenza fra le diverse tipologie disponibili. Lopalco spiega prima quali sono le mascherine protettive, che possono essere distinte in tre grandi categorie: «Quelle di alta protezione (le cosiddette FFP2 o FFP3) con o senza filtro respiratore, che servono a proteggere gli operatori sanitari coinvolti direttamente nella assistenza a un paziente certamente o probabilmente infetto da SARS-CoV-2: filtrano tutte le particelle, anche quelle più piccole». Poi ci sono le chirurgiche (quelle in tessuto che vengono usate spesso anche dai dentisti), che Lopalco descrive come mascherine che «hanno una protezione per chi la indossa molto limitata, ma servono a impedire la emissione di particelle potenzialmente infettanti verso l’ambiente esterno». E poi esistono le mascherine non certificate per uso sanitario «che possono essere confezionate con qualsiasi tipo di tessuto che copra naso e bocca».

Come spiega bene Lopalco, è utile ricordare che gli operatori sanitari che lavorano nei reparti a rischio, oltre alle mascherine FFP2 o FFP3, «indossano altri dispositivi di protezione come schermi, occhiali, tute, perché il virus oltre a penetrare da naso o bocca può anche penetrare attraverso le congiuntive, cioè le mucose degli occhi». Inoltre, chi indossa le maschere con filtro, sopra queste maschere «spesso mette anche una mascherina chirurgica, perché il filtro ferma le particelle in entrata, ma non in uscita e, quindi, un operatore che si è infettato e non lo sa potrebbe trasmettere il virus ai suoi colleghi».

Perché sono importanti
Uno dei passaggi più importanti del decalogo scritto dall’epidemiologo Pier Luigi Lopalco sulle mascherine, riguarda la loro utilità: «In teoria – scrive il medico – se tutti indossassero una mascherina chirurgica quando si esce da casa e si incontra un’altra persona, la catena di contagio si fermerebbe presto. Purtroppo, le mascherine chirurgiche non sono disponibili in altissime quantità e all’infinito. All’occorrenza, però, una buona mascherina non sanitaria, ma confezionata con criterio e con diversi strati di tessuti adatti, potrebbe fare anche la sua brava funzione».

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