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Coronavirus, Caritas: +50% richieste di aiuto alimentare. In campo altri 4 milioni di fondi Cei per l’emergenza



terzo settore

Cambia il modo di aiutare i più fragili, con i pasti da asporto, pacchi a domicilio, empori, buoni spesa. Un altro intervento che accomuna tutte le diocesi è quello dell’ascolto, per via telematica o telefonica, con un’attenzione in particolare ad anziani e malati

di Andrea Gagliardi

Coronavirus: arrivano buoni spesa e prodotti per 400 milioni

2′ di lettura

Da quando l’Italia si è fermata per l’emergenza coronavirus, la mancanza di soldi e cibo nelle case di molti italiani è un problema che cresce di giorno in giorno, malgrado il governo abbia cercato di correre ai ripari con 400 milioni messi a disposizione dei comuni per distribuire buoni spesa o direttamente generi alimentari. La situazione resta allarmante, non solo al Sud, dove povertà e lavoro nero sono più diffusi, ma su tutto il territorio. Il dato emerge dall’ultimo resoconto del consiglio nazionale della Caritas italiana. «Tutte le Caritas diocesane – si legge – segnalano un aumento significativo delle richieste di aiuti alimentari dal 20 al 50%».

Dalla Cei 10 milioni per l’emergenza
La Cei ha messo a disposizione 10 milioni di euro. Di questi, 2 milioni sono stati utilizzati dalle 218 Caritas diocesane per interventi di prima emergenza. La Presidenza della Caritas nazionale ha poi deciso di destinare «subito altri 4 milioni di euro per le attività delle Caritas
diocesane che sono state maggiormente colpite dalla pandemia»:
cibo per le famiglie povere ma anche letti a disposizione per i medici che si debbono isolare dalle famiglie, assistenza rafforzata per i senzatetto e i carcerati, misure straordinarie anche per venire incontro ai migranti e ai nomadi. Nelle ultime settimane la Caritas ha assistito all’esplosione dei bisogni e le caselle mail e i telefoni oggi sono a disposizione non solo
per chi ha una emergenza di qualche tipo ma anche semplicemente
chi non riesce a gestire la paura di questi giorni.

Dai pacchi a domicilio ai servizi di ascolto
Cambia anche il modo di aiutare i più fragili, con i pasti da asporto, pacchi a domicilio, empori, buoni spesa. Anche i servizi per senza dimora sono stati adattati all’emergenza, in parte trasformati in comunità protette, oppure redistribuiti su più strutture. Un altro intervento che accomuna tutte le diocesi è quello dell’ascolto, per via telematica o telefonica, con un’attenzione in particolare ad anziani e malati, «ma anche pensato come sostegno psicologico per quanti sono provati e disorientati da questa pandemia».

Distribuiti anche mascherine e igienizzanti
Altro fronte di impegno è stato quello della fornitura di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, igienizzanti) per operatori, o anche per strutture che ospitano le persone più fragili. Là dove erano più carenti alcune Caritas hanno anche iniziato a produrle. Non mancano poi iniziative rivolte alla povertà educativa in particolare dei minori con un sostegno allo studio e alla didattica a distanza. In altre diocesi si cerca anche di affrontare la difficile situazione dei migranti e richiedenti asilo, ora che sono sospesi i tirocini e i percorsi di inserimento e integrazione.

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