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Confindustria: «Decreto liquidità condivisibile ma insufficiente»



l’audizione alla camera

Il direttore generale Panucci: «Complicazioni burocratiche e ritardi rischiano di compromettere per sempre la sopravvivenza delle imprese»

di Nicoletta Picchio

Chiuse o semichiuse 70% imprese, allarme Confindustria

2′ di lettura

Un «intervento necessario e nel complesso condivisibile», anche se «ancora insufficiente rispetto all’impatto pesantissimo che la pandemia sta provocando sul sistema produttivo». La «tempestiva fruibilità delle indispensabili misure di sostegno pubblico» è fondamentale per l’efficacia dei provvedimenti presi dal governo. Occorre semplificare l’accesso ai benefici, ridurre al minimo lo scarto tra «l’adozione delle norme e la loro concreta operatività». E ancora: «complicazioni burocratiche e ritardi rischiano di compromettere per sempre la sopravvivenza delle imprese».
Sono le considerazioni che Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, ha espresso ieri mattina, nell’audizione alle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera sul decreto liquidità.

L’analisi e le proposte di modifica
Una valutazione generale, seguita da un’analisi nel dettaglio delle misure del decreto, corredata da una serie di proposte di modifiche. Soprattutto secondo Panucci è necessario assicurare un assetto che «punti su un meccanismo di autocertificazione da parte delle imprese, con conseguente assunzione di responsabilità, anche penale, sia per quanto concerne i requisiti di accesso alle garanzie sia le destinazione delle risorse ottenute per le finalità previste del decreto». Inoltre l’efficacia delle misure «è legata ad uno sforzo straordinario da parte di tutti gli attori coinvolti, per assicurare la celere implementazione delle misure di sostegno. Anche a seguito delle autorizzazioni già fornite dalla Commissione europea occorre procedere con speditezza nella concessione delle garanzie». A rischio c’è la sopravvivenza delle imprese, ha sottolineato il direttore generale di Confindustria.

Il fabbisogno di liquidità delle imprese
Il fabbisogno di liquidità delle aziende ha ricordato Panucci ai parlamentari, è stimato a 57 miliardi con la fine dell’epidemia a giugno, che salirebbero a 138 miliardi con l fine dell’epidemia a dicembre. Di questi 31 miliardi sono relativi alle pmi nello scenario migliore, che salgono a 75 in quello peggiore. Nei primi due trimestri dell’anno il Pil calerà del 10 per cento. Numeri pesanti, che hanno bisogno di risposte celeri e adeguate. Vanno accelerati i pagamenti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, che a fine 2018 ammontavano a circa 53 miliardi. In vista del prossimo decreto annunciato dal governo sarebbe necessario avviare una riflessione su questo aspetto e su altri strumenti per completare il sostegno alle imprese: misure per compensare le perdite, già realizzate in altri paesi, accelerare l’utilizzo di eventuali crediti di imposta, intervenendo sui vincoli che ne limitano la fruizione, a partire dal limite massimo delle compensazioni orizzontali, garantendo al contempo tempi più celeri per il recupero crediti, specie quelli Iva. Inoltre andrebbe rifinanziato il Fondo di Garanzia con almeno 5 miliardi di euro.

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