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Codogno, 103 giorni dopo il paziente uno: la città è guarita


reportage

Il comune lodigiano ha ospitato il capo dello Stato Sergio Mattarella per i festeggiamenti del 2 giugno: ora la prima zona rossa d’Italia vuole scrollarsi di dosso lo stigma di “inizio dell’epidemia”

dalla nostra inviata Raffaella Calandra

2 giugno, Mattarella a Codogno: “Italiani esempio per il mondo”

Il comune lodigiano ha ospitato il capo dello Stato Sergio Mattarella per i festeggiamenti del 2 giugno: ora la prima zona rossa d’Italia vuole scrollarsi di dosso lo stigma di “inizio dell’epidemia”

5′ di lettura

Codogno – Il silenzio della prima zona rossa d’Italia è rotto dagli applausi per il capo dello Stato. Il lungo silenzio di questa cittadina di 15mila abitanti – che per prima, insieme ad altri dieci comuni, si ritrovò in una sorta di sconosciuto coprifuoco 103 giorni fa – ora lentamente si allontana, coperto dal rumore delle saracinesche, che tornano ad alzarsi; sopraffatto dal vociare delle persone, ricomparse nella piazza del Mercato; cancellato dal rombo dei furgoni davanti ai capannoni.

In quest’estremo lembo meridionale di Lombardia, che sa già di Emilia, solo nelle prime due settimane di chiusura è stata stimata una «perdita economica di 100 milioni di euro», scandisce il primo cittadino di Codogno. Ma qui, dove ogni famiglia ha avuto un lutto, dove per giorni gli abitanti sono stati additati come «gli untori del virus», qui – nonostante da settimane non si contino più nuovi contagi – la «ripartenza può avvenire solo con la memoria di quello che è stato. E solo uniti», concordano i sindaci della zona, arrivati per incontrare il presidente della Repubblica, il 2 giugno sotto il grande melo del Municipio.

Una data per le vittime

Il grande tricolore in piazza XX settembre e le bandiere alle finestre parlano di una ritrovata gioia anche qui, dopo i mesi di paura, dolore, angoscia. Ma il futuro si immagina, cominciando dalla memoria delle vittime del covid, a cui l’amministrazione propone di dedicare la giornata del 21 febbraio, quando nell’ospedale di Codogno fu individuato il “paziente uno”, che poi uno non fu per nulla, visto che, come è stato confermato da più studi, il coronavirus girava già da tempo.

Così, per quei medici del pronto soccorso allora messi sott’accusa per la gestione del primo malato, ora si propongono dei premi. «Anche questo è come la chiusura di un cerchio, dopo 103 giorni. È come se ora potesse ricominciare davvero una nuova vita», sorride Marco, con la mascherina tricolore.

Codogno, folla in attesa del presidente della Repubblica per la festa del 2 giugno (Ansa)

Le incertezze economiche

Anche in questa nuova vita, però, Codogno fa i conti con le vecchie ansie della malattia e con tutte le nuove incertezze di «una ripartenza con troppe incognite», ammette Omar, mentre piega pantaloni sul suo banco al mercato. «Siamo stati fermi per tre mesi e anche se ora per la prima volta ho rivisto la gente – dice – c’è poca voglia di spendere». «Mio nipote è stato messo in cassa integrazione dalla sua ditta, ma ancora non riceve nulla e allora sono io ad aiutarlo», racconta un’anziana, mentre in fila aspetta il suo pollo arrosto.

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