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Carceri, Antigone: si attenua l’effetto delle misure per contrastare il coronavirus tra i detenuti



IL DECRETO CURA ITALIA

Il rapporto di metà anno: tasso di affollamento sostanzialmente stabile. In un anno le presenze sono calate in media dell’11,7% ma il dato a livello regionale è molto disomogeneo tra le regioni

di Andrea Carli

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Il rapporto di metà anno: tasso di affollamento sostanzialmente stabile. In un anno le presenze sono calate in media dell’11,7% ma il dato a livello regionale è molto disomogeneo tra le regioni

3′ di lettura

Si attenua l’effetto delle misure per contrastare il Covid-19 nelle carceri. È quanto emerge dal rapporto di metà anno dell’Associazione Antigone dal titolo “Il carcere alla prova della fase 2” presentato oggi in diretta facebook.

L’8 marzo entravano in vigore, con il decreto “Cura Italia”, le prime misure atte a contenere i numeri della popolazione detenuta per contrastare la diffusione del coronavirus in carcere. Nei mesi successivi,si legge nel report, le presenze, «che peraltro già prima di queste misure erano iniziate a calare,raggiungevano a fine aprile le 53.904 unità. Tre mesi dopo, a fine luglio, le presenze in carcere,con 53.619 unità, restano sostanzialmente stabili».

Tra i detenuti 287 casi di contagio da coronavirus

Quanto invece alla diffusione del coronavirus negli istituti di pena, i casi totali al 7 luglio, dato disponibile più recente, sono stati 287 con un picco massimo nella stessa giornata di 161. Un numero contenuto, ma da non sottovalutare: in rapporto al totale della popolazione detenuta è infatti superiore, sebbene di poco, al tasso di contagio nel resto del paese. Focolai si sono riscontrati a Saluzzo, Torino, Lodi (poi trasferiti a Milano), Voghera, Piacenza, Bologna e Verona. Lunghi alcuni decorsi della malattia, che hanno raggiunto anche i tre mesi. Per il Covid-19 hanno perso la vita in tutto 4 detenuti, 2 agenti di polizia e due medici penitenziari.

In calo il tasso di affollamento

Il tasso di affollamento ufficiale si ferma per ora al 106,1% (era del 119,4% un anno fa) ma stando al monitoraggio dell’associazione in 24 istituti supera ancora il 140% e in 3 si supera il 170% (Taranto con il 177,8%, Larino con il178,9%, Latina con il 197,4%). Il reale tasso di affollamento nazionale è inoltre superiore a quello ufficiale in quanto alcune migliaia di posti letto non sono attualmente disponibili a causa della chiusura dei relativi reparti.In un anno le presenze sono calate in media dell’11,7% ma il dato a livello regionale è molto disomogeneo: -19,8% in Emilia-Romagna, -15,2% in Campania, -13,9% in Lombardia, -11,0% inPiemonte, -7,4% in Sicilia, -7,3% in Veneto. Le Marche sono l’unica regione in Italia in cui lapopolazione detenuta è nell’ultimo anno aumentata, con una crescita dell’1,1 per cento.

Meno detenuti stranieri

Sono 17.510 gli stranieri in carcere al 30 giugno 2020, per una percentuale pari al 32,7% del totale della popolazione detenuta. Questa percentuale raggiungeva il 37% nel 2008, quando (al 31 dicembre) gli stranieri detenuti erano 21.562. Le cinque regioni con la più alta presenza in percentuale di stranieri detenuti negli istituti penitenziari sono la Valle d’Aosta (68,8%), il Trentino Alto Adige (63,6%), la Liguria (54%), il
Veneto (53,2%) e la Toscana (49,7%). Sono comunque sopra la media nazionale (al 32,7% il 30 giugno 2020) l’Emilia-Romagna (49%), la Lombardia (43,4%), il Friuli Venezia Giulia (41,7%) e il Piemonte (40,4%). Sono al di sotto della media nazionale la Calabria (19,2%), l’Abruzzo (18,4%), la Sicilia (17,9%), la Campania (14,1%), la Puglia (13,7%) e la Basilicata (11,7%).

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