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Caos regioni, ecco chi vuole riaprire subito i confini e chi no



fase 2

Si va dalle porte aperte della Liguria, alla Sicilia che resta chiusa almeno fino al 7 giugno. Venerdì 29 maggio saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni, ma il govero deciderà tra domenica e lunedì

di Andrea Gagliardi

Spostamenti tra Regioni, decisione non prima di giugno

Si va dalle porte aperte della Liguria, alla Sicilia che resta chiusa almeno fino al 7 giugno. Venerdì 29 maggio saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni, ma il govero deciderà tra domenica e lunedì

3′ di lettura

La partita della riapertura dei confini regionali il 3 giugno, quando dopo oltre due mesi e mezzo dovrebbe essere di nuovo possibile, in base all’ultimo decreto legge del governo, spostarsi in tutta Italia, resta rebus che non verrà sciolto prima dell’inizio della settimana prossima. La risalita dei contagi quasi raddoppiati rispetto a due giorni fa e i numeri della Lombardia complica il quadro. E intanto è già scoppiato lo scontro tra le Regioni del nord ovest, con il sindaco di Milano Giuseppe Sala in testa, e quelle del centrosud, preoccupate dal possibile liberi tutti e dall’arrivo indiscriminato di cittadini da territori dove la diffusione del virus è molto alta.

Cirio (Piemonte): fiduciosi su riaperture il 3 giugno
Su tutto però pesano i numeri. Con tre regioni sorvegliate: Lombardia, Piemonte e Liguria. Con la Lombardia che mercoledì 27 hanno registrato 496 nuovi casi su 584 totali, l’85% del totale italiano. E mentre il governatore della Lombardia Attilio Fontana non si sbilancia, si mostra fiducioso quello del Piemonte Alberto Cirio: «A oggi il nostro monitoraggio quotidiano non ci segnala particolari criticità – ha detto Cirio – quindi attendiamo fiduciosi che il 3 giugno possa essere la data per la riapertura dei confini, sempre con l’occhio vigile sui dati del monitoraggio».

Lo scontro sul passaporto sanitario
Mentre il governatore ligure Giovanni Toti apre le braccia a piemontesi e lombardi, il suo omologo della Sardegna, Christian Solinas ribadisce che per entrare nella sua Regione servirà il “passaporto sanitario” ovvero un certificato che garantisca la negatività al Covid. Un’ipotesi bocciata dal ninistro per gli Affari regionali Francesco Boccia («è contro la Costituzione») ma rilanciata dal governatore della Sicilia, Nello Musumeci, che ad ogni modo ha firmato una ordinanza che prevede di riaprire i confini regionali non prima del 7 giugno per verificare i dati dei contagi. A loro si è aggiunto anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris secondo cui al momento «non ci sono le condizioni per consentire liberamente uno spostamento dalla Lombardia e dal Piemonte».

Posizioni inconciliabili
La proposta del passaporto sanitario è criticata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala («ce ne ricorderemo»). Sulla stessa linea il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ( «quella dei passaporti sanitari è una scelta inattuabile») e Giovanni Toti che dopo averne esaltato l’inutilità nei giorni scorsi li ha definiti «burocrazia in più che piomba sul turismo». Posizioni apparentemente inconciliabili, con il governo che dovrà mediare, tentando di trovare una linea comune.

Venerdì 29 maggio i primi dati del monitoraggio
Fonti di governo ribadiscono che almeno fino a domenica non verrà presa alcuna decisione: venerdì 29 saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni relativo alle aperture del 18 maggio, ma gli esperti hanno chiesto ulteriori 24-36 ore per poter valutare anche i numeri relativi al weekend scorso, quello delle immagini della movida. Tra domenica e lunedì si deciderà, con la possibilità concreta che – nel caso in cui venissero individuati nuovi focolai – possano scattare delle zone rosse ad hoc per evitare la diffusione del coronavirus.

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