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Bonus bici: dal boom di domande al rischio frodi, i punti deboli dell’incentivo per le due ruote



Forse era addirittura meglio partire con gli incentivi all’uso e solo in seguito con quelli per l’acquisto di nuovi mezzi. Non certo ultimo per importanza, a corollario di tutto, resta sempre il grande tema della sicurezza e la necessità di offrire al più presto infrastrutture ciclabili con percorsi sicuri e continui, ben indicati e piacevoli da percorrere.

Sicurezza e rischi di frode

Su tutti, elenchiamo i problemi più grandi che incorrono nello spingere all’acquisto della bici allo stato attuale in Italia. Ne parliamo ancora con Sgalla, che critica uno scenario tutt’altro che rassicurante per l’utente: «La bicicletta resta un bene non registrato, non assicurato (difficilmente si potrà rendere obbligatorio, ma in tema di incidenti resta la perplessità dei danni causati dai ciclisti), che si presta a essere facilmente ricettato sia perché non è riconducibile al proprietario sia per il valore intrinseco che può essere anche molto elevato. In quanto agli incentivi, ora il rischio di furto sale per una semplice “legge” del mercato criminale.

Rischio furto

Con più beni a disposizioni, c’è più possibilità di impossessarsene. Non dimentichiamo – continua Sgalla – che sono spesso facilmente fruibili in un luogo pubblico. Ovunque mancano parcheggi ben attrezzati per le bici ma l’Italia si distingue per averli particolarmente insicuri. È un problema a carico principalmente degli enti locali: oltre all’identificazione, è molto urgente creare delle infrastrutture di parcheggio valide, centrali e convenienti».

Il fatto è che i problemi non finiscono ancora qui, anzi. Questo bonus mobilità, almeno per come è stato congegnato nella prima stesura dell’articolo 229 del Decreto Rilancio e in relazione ai meccanismi previsti così̀ come indicati nelle Faq del Ministero dell’Ambiente, nonché nelle conferenze divulgative ad opera di Ancma e Fiab, potrebbe avere aspetti che vanno a erodere la sua efficacia nel creare un vero guadagno di mobilità, in quanto il meccanismo per il suo ottenimento sembra facilmente aggirabile da individui senza scrupoli che pensano più al bonus come a un valore economico da intascare anziché come credito per acquistare un mezzo di trasporto (o un servizio) effettivamente utile per se stessi.

“Rischio mani sbagliate”

Se già insomma potrebbe non accontentare tanti avventori per pure considerazioni aritmetiche (con il budget stanziato a oggi si potrebbe accontentare non più di poche centinaia di migliaia di persone, supponendo un contributo richiesto non sempre massimo, a fronte però di un potenziale target di diversi milioni di cittadini), il bonus mobilità rischia di finire nelle mani sbagliate e non tramutarsi in quel ricercato “mezzo di trasporto sostenibile” in più sulle strade, capace di sostituire un veicoli privato o un servizio pubblico almeno per spostamenti di distanza contenuta.

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