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Bicicletta, cosa si può fare e cosa no al tempo del coronavirus



Il parere medico favorevole
In Svizzera, ha le idee molto chiare della validità dell’utilizzo della bicicletta in questa lunga quarantena anche chi è in prima linea a combattere la grave minaccia del Covid-19. È il caso del Dr. Christian Garzoni, specialista in medicina interna generale e malattie infettive nonché Direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco: «Non mi spiego innanzitutto il divieto di uscire in bicicletta per gli sportivi, se non per il fatto che sia legato al rischio di trauma o politrauma. Non penso proprio che una persona in bici si possa infettare, salvo il caso in cui si fermi a chiacchierare con qualcun altro da vicino: va ricordato che il virus si trasmette con contatti prolungati sotto i 2 metri. Oltretutto la gente è bloccata in casa e non fa più movimento: questo non fa bene alla salute. L’attività fisica in generale riduce il rischio di infezioni, come ampiamente dimostrato con la possibilità di contrarre la normale influenza. Parrebbe aiutare anche la Vitamina D. In assenza di carenze, offre un miglior controllo dell’evoluzione della malattia. Con l’aiuto del sole, poi, è ancora meglio: se ricordiamo i tempi dei sanatori per la tubercolosi, la luce solare migliorava il decorso dei pazienti».

I polmoni di chi pedala sono più “robusti”, meglio ventilati e capaci di meglio sopportare anche un eventuale “stress” dalla malattia

Le opportunità da cogliere: all’estero chiare sin da subito
Ha iniziato la Germania con Der Spiegel, che già una settimana fa consigliava la bici più dei mezzi pubblici perché in grado di garantire la distanza sociale e un improbabile contagio dal virus. Come afferma nel suo intervento del ministro della salute tedesco Jens Spahn, confermato anche da scienziati di fama nazionale. In Germania il messaggio che è si è voluto far passare è quello che la bicicletta è indubbiamente meglio di metro e bus per fronteggiare il nuovo coronavirus. Nello stesso articolo, il noto pneumologo teutonico Michael Barczok, ha dichiarato che la possibilità di inalare il Covid-19 è “zero”. Questo contributo autorevole è subito piaciuto ed è stato commentato su Facebook anche dal CT della Nazionale azzurra di ciclismo Davide Cassani, che lo ha ripreso invitando alla discussione, concentrandosi sul fatto che la bicicletta garantisce la migliore “autoprotezione”: d’altro canto, i polmoni di chi pedala sono più “robusti”, meglio ventilati e capaci di meglio sopportare anche un eventuale “stress” dalla malattia.

In Danimarca, dove l’investimento delle infrastrutture ha portato Copenhagen agli onori delle cronache di tutto il mondo, all’apice della raccomandazioni governative relativamente ai trasporti ce n’è semplicemente una, chiarissima, legata alle due ruote: evitare del tutto i mezzi pubblici nelle brevi distanze e di conseguenza andare a piedi e in bicicletta. Auto nemmeno contemplata.

Ad Amsterdam, nella quale la distanza sociale ufficiale è di 1,5 metri, la stessa consigliata a livello mondiale per il sorpasso delle biciclette e dove notoriamente andare in bici al posto del trasporto pubblico è implicito, si trovano diverse opinioni favorevoli. I virologi, sempre pochi giorni fa, hanno raccomandato tramite i media l’uso della bicicletta, anche affiancati ma non in gruppi numerosi, a patto di mantenere le giuste distanze. Raccomandano l’uso della bicicletta perché il movimento è fondamentale per il sistema immunitario che, in questo momento, va mantenuto con grande cura alla massima funzionalità. Il medico della federazione triathlon olandese spiega che «Se un agente patogeno (come il Coronavirus) riesce a superare la prima linea, si scontra con la seconda: quella dei globuli bianchi che circolano nel sangue. Se il tuo sistema immunitario funziona meno, è più probabile che gli intrusi entrino nel tuo corpo». In quanto alla Vitamina D, per gli atleti raccomanda «0-25 microgrammi al giorno (che corrisponde a 800-1000 UI) per mantenere il livello desiderato». La sindaca della capitale Femke Halsema in un’intervista al quotidiano Het Parool raccomanda di «non affollare i mezzi pubblici, già da tempo ridotti nella frequenza», spingendo invece l’uso della bicicletta, descrivendola come «opzione migliore e più salutare del trasporto pubblico urbano».

Il movimento è fondamentale per il sistema immunitario che, in questo momento, va mantenuto con grande cura alla massima funzionalità

Da Londra ci ha pensato The Guardian a lanciare per primo il sasso nello stagno. La federazione ciclistica inglese ha sollecitato l’incaricato all’emergenza Matt Hancock di consentire ancora la pratica sportiva, ma il vero obiettivo è ricordare alla popolazione che per quel terzo di spostamenti quotidiani inferiori alle due miglia, circa tre chilometri, è preferibile usare la bicicletta sia per evitare il contagio sia pensando alle conseguenze di medio e lungo termine della vita sedentaria per i diabetici o per i malati di patologie cardiovascolari. Al posto di vietare quindi è richiesto di spingere l’uso della bici in totale sostituzione dei mezzi pubblici a corto raggio e la ricetta è facile: secondo il prestigioso quotidiano è sufficiente dedicare apposite corsie stradali alla circolazione ciclistica con una semplice e veloce posa di coni.

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