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Banchi e sicurezza, la scuola è a rischio caos



C’è il rischio che il bando vada deserto

I numeri li ha messi in fila Emidio Salvatorelli, presidente di Vastarredo, una delle realtà più grandi del settore, attiva da 80 anni, anch’essa determinata a non partecipare al bando. Il rischio però è che la gara vada deserta. Ma qual è allora la soluzione? Le scuole hanno bisogno dei banchi per ripartire: «Nei prossimi giorni ci riuniremo ancora per elaborare una controproposta da presentare al governo – spiega Trippetti –. Una strada potrebbe essere quella di procedere per piccoli lotti frazionati nel tempo. Credo che nemmeno per la fine dell’anno solare riusciremo a consegnare tutti i pezzi necessari, ma almeno intanto cominciamo, sediamoci attorno a un tavolo e facciamo una programmazione realistica».

Le criticità delle sedute innovative

Altra questione, quella delle «sedute attrezzate di tipo innovativo» di cui molto si è discusso in queste settimane. I produttori non entrano nel merito della loro utilità didattica, anche per futuri utilizzi, ma diversi aspetti suscitano perplessità, soprattutto di tipo tecnico: i prodotti destinati alla pubblica amministrazione (scuole comprese) devono rispettare tutta una serie di requisiti che queste sedute, invece, non hanno: «A noi chiedono decine di certificazioni, mentre in questo caso basta l’approvazione dei presidi. Non solo è ingiusto nei nostri confronti, ma carica anche i presidi di responsabilità e competenze che non possono avere», osserva Salvatorelli, che fa anche notare un’altra incongruenza: in base alle norme UNI le sedute ammesse al bando sono adatte soltanto ad adulti, quindi non a tutti gli studenti inferiori ai 18 anni.

Qual è il prezzo massimo?

Infine, il tema dei costi: il bando non indica il prezzo massimo e questo ha colpito i produttori, perché nelle gare di fornitura alla Pa gestite dalla Consip è sempre indicato un tetto. Il 30 luglio scadono i termini per le offerte e il 7 agosto è prevista la sottoscrizione dei contratti. Se, come ipotizzano i produttori, il bando andrà deserto, si sarà perso tempo prezioso: molte amministrazioni comunali si erano mosse da tempo per ordinare banchi monoposto in vista del rientro in aula a settembre, mentre altre – appena saputo del bando centralizzato – hanno rinunciato a farlo. «Il mercato si stava autoregolando e noi avremmo fatto come sempre, accontentando gradualmente tutti i Comuni», dice Bianchini.

La bozza d’intesa tra Miur e sindacati

Ma sono anche altre le incognite per studenti e famiglie in vista del rientro in classe il 14 settembre. A partire dalla sicurezza. La bozza, al vaglio del Comitato tecnico scientifico, del protocollo d’intesa tra Miur e sindacati sull’avvio dell’anno scolastico, prevede la misurazione della temperatura per il personale all’ingresso degli istituti, un’equipe di psicologi a disposizione di studenti e professori, referenti per il contact-tracing, una help line e «l’individuazione in tutte le scuole del medico competente che effettui il servizio di sorveglianza sanitaria».

Ma l’Associazione nazionale presidi va oltre e invoca il ritorno al “medico scolastico”, affinché si occupi anche degli studenti: «La sorveglianza sanitaria è comunque indirizzata al personale, il medico cosiddetto competente garantisce la sorveglianza soltanto sui dipendenti e i lavoratori», spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, il quale punta il dito anche sul problema degli «edifici vecchi, dove sarà difficile gestire gli spazi e quindi servono più insegnanti. In pratica – aggiunge – dove non ci sono aule grandi, i dirigenti scolastici sono costretti a dividere in due le classi e quindi ad esempio servono più docenti. La ministra ha già spiegato che ci sono fondi per 80mila docenti in più. Non so se basteranno».

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