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Bambini nei centri estivi da giugno: la sfida parte dal territorio



Nel frattempo, cresce il fermento degli operatori in prima linea nell’organizzazione di campi, attività, summer school, grest e attività organizzate di vario tipo rivolte soprattutto al bambini tra i 3 e i 14 anni, in alcuni casi anche ai più grandi. Tra i protagonisti, oltre agli 8mila oratori presenti in Italia, c’è il Centro sportivo italiano (Csi) che l’anno scorso ha gestito circa 1.500 centri estivi presso parrocchie, palestre, scuole, impianti e campi sportivi. A partecipare sono stati 56mila bambini seguiti da circa 4.950 animatori o educatori sportivi. «Stiamo lavorando – afferma il responsabile della comunicazione, Stefano Gobbi – con il dipartimento di igiene e protezione dell’università Cattolica per definire le schede tecniche con le quali proporre in sicurezza attività di movimento ai bambini, senza snaturare il linguaggio sportivo. Vorremmo farci trovare pronti con una nostra proposta da presentare sull’intero territorio italiano».

Il Csi sta lavorando a una copertura assicurativa per organizzatori e partecipanti e si augura che verranno messi a disposizione nuovi spazi pubblici, all’aperto, per poter lavorare con piccoli gruppi. «La difficoltà maggiore – aggiunge Gobbi – sarà gestire i controlli sanitari: non siamo medici. Il personale, invece, non ci manca perché tutte le altre attività sono ferme».

Il ruolo chiave dei Comuni
Gli operatori sperano che le regole arrivino uniformi a livello nazionale. «Senza nulla togliere agli esperti – afferma Laura Vanni, presidente di Legacoopsociali – è necessaro che le linee guida vengano immaginate con il supporto dei gestori di queste attività. Anche perché la fantasia creativa delle Regioni può dare il peggio di sé in questi casi». Il gruppo Infanzia e adolescenza di Legacoop sta già lavorando da settimane alla riprogettazione dei servizi per l’infanzia e in alcuni territori sono già stati attivati accordi territoriali per proporre progetti a distanza o all’aperto a piccoli gruppi. «I territori non sono tutti uguali, i bisogni sono diversi e anche le condizioni socio-economiche», aggiunge Laura Vanni.

Le criticità non mancano e l’Anci le ha evidenziate tutte nel corso del tavolo tecnico a Roma: finché non si conoscono le linee guida da rispettare per i Comuni, è difficile immaginare una proposta, anche se qualche ente già ci sta lavorando. Un indubbio sovraccarico di lavoro per gli enti locali, chiamati già senza risorse aggiuntive, a gestire in sicurezza i parchi. Ai Comuni sono richiesti sia un ruolo di regia (nel vagliare i progetti) sia un ruolo di promozione delle attività. L’Anci ricorda che ci vuole tempo per potersi organizzare, formare gli educatori e le criticità maggiori si incontreranno nelle città più grandi dove i progetti potrebbero essere centinaia per rispondere alla domanda delle famiglie. Con queste ultime poi andrà stretto un patto, perché non tutte le responsabilità possono ricadere sull’ente locale.

Per approfondire:
Attività all’aperto da giugno: pronto il piano infanzia

Escorte galati

Rizolvere problemini di eiaculazione

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