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Attilio Fontana, il governatore della Lombardia nei guai per una donazione di camici del cognato: “Ecco perché è innocente”

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Lorenzo Mottola

26 luglio 2020a
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In un mondo dove un politico pescato a rubacchiare non fa neanche notizia, Attilio Fontana rischia di passare alla storia per essere l’unico dell’ambiente finito alla sbarra per aver tentato di regalare i suoi soldi a un ente pubblico. E non pochi: 250mila euro, ovvero (a spanne) tre anni di stipendio di un presidente di Regione. Il che lascia spazio a due sole ipotesi: o è completamente pazzo o le accuse nei suoi confronti non reggono. Riepiloghiamo. Da giovedì sera il governatore risulta indagato per «frode in pubbliche forniture». La vicenda è quella della vendita alla Lombardia, da parte Dama Spa di Varese di 75.000 camici. Valore complessivo: 513mila euro. La società è di proprietà del cognato di Fontana, Andrea Dini, e al 10% della moglie di Fontana, che però non ha alcun ruolo nell’impresa. All’apice dell’emergenza Coronavirus, la Lombardia cercava fornitori ovunque: i medici erano costretti a fare due turni di seguito per risparmiare sul materiale sanitario. E l’azienda di Dini è stata una delle tante che ha riconvertito la sua filiera per aiutare gli ospedali. Peraltro lo ha fatto a un costo più basso degli altri: 6 euro a camice. In quel momento c’era chi arrivava a 11, incassando milioni. Tutto senza gara d’appalto, perché non ci sarebbe stato tempo per effettuarne.

Dini, comunque, sostiene che lui di soldi non ne ha mai voluti. Ha detto di aver sempre avuto l’intenzione di cedere gratuitamente la merce, ma che i suoi dirigenti – travisando quanto gli era stato detto – avevano emesso fattura. Così, quando ha saputo dell’errore, ha trasformato in donazione l’appalto. Tutto gratis. E questo si aggiunge ai 60mila che l’imprenditore varesino aveva regalato alla Regione. Perché quindi è indagato? Non per l’assenza della gara né per la sua parentela col governatore. Il fatto è che, se non avesse modificato il contratto in donazione, tutto sarebbe stato perfettamente legale. Dini, però, dopo aver deciso di rinunciare ai soldi, ha preso i prodotti che ancora non aveva consegnato e ha provato a venderli altrove. E questo per la procura rappresenta un illecito. A quel punto, visto che c’era un accordo, doveva consegnare tutti camici. Pagati o non pagati. Altrimenti galera. Curioso. Cosa c’entra Fontana in tutto ciò? Da giovedì abbiamo scoperto che Fontana in effetti era intervenuto nella questione, anche se aveva cercato di non diffondere la notizia. A metà maggio era venuto a sapere del contratto e sostanzialmente si era rivolto a suo cognato in questo modo: “Ti do io 250mila euro, ma trasforma tutto in donazione”. E aveva subito ordinato un bonifico. Un bonifico che era stato respinto: la banca chiedeva che venisse presentata una fattura per un simile passaggio di denaro. Il cognato, comunque, non si era scomposto e aveva ugualmente proceduto a modificare il contratto con il Pirellone. Per la Procura, però, Fontana ha comunque partecipato all’illecito. Una truffa in cui i malfattori hanno perso soldi e lo Stato ci ha guadagnato. Curioso. 

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A questo punto qualcuno si chiederà: ma dove ha preso tutto quel denaro Fontana? Si dà il caso che il leghista sia ricco di famiglia. Molto. La madre del governatore, dentista, aveva messo via una fortuna e aveva trasferito una parte su un conto alle Bahamas. Alla morte aveva lasciato 5,3 milioni di euro, detenuti da due “trust” di cui Fontana era beneficiario. Nel 2015 il leghista aveva poi approfittato dello scudo fiscale per riportare alla luce i soldi. Una cosa legale, appunto. Tuttavia molto utile da sbattere in faccia al politico del Carroccio in questo momento. La notizia è immediatamente filtrata dalla procura che indaga sul governatore. Anche questo sarebbe un reato, ma a dirlo in Italia ormai si rischia di passare per scemi. «Nelle dichiarazioni richieste dalle norme sulla trasparenza sono riportati nel dettaglio i miei patrimoni. Non vi è nulla di nascosto», ha scritto ieri sera su Facebook il governatore. In tutto ciò resta da capire il ruolo di Report. Secondo la procura, Fontana ha chiesto al cognato di tornare sui suoi passi perché spaventato dalle inchieste giornalistiche. In realtà la trasmissione di Raitre pare abbia iniziato a interessarsi della cosa solo a cose fatte, ma questo non ha molta importanza. Restiamo alle certezze. Fontana non ha preso un centesimo, ma ha cercato di regalare 250mila euro a suo cognato. Suo cognato ha regalato denaro e materiale a regione Lombardia per centinaia di migliaia di euro. E per tutto ciò passano guai giudiziari. Se si fossero tenuti i loro soldi, sarebbero immacolati. Molto curioso.

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