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App, test sierologici, tamponi, Covid hospital e medicina territoriale: a che punto siamo con le cinque leve della Fase 2



Nel Lazio ok a test su forze ordine e sanitari
Non c’è solo la Lombardia a muoversi. Il 24 aprile è stata approvata la delibera dalla Giunta regionale su proposta dell’Assessore alla sanità,
Alessio D’Amato contenente le indicazioni sui test sierologici su operatori sanitari, delle Forze dell’Ordine nella regione Lazio e in specifici contesti di comunità all’interno di indagini di sieroprevalenza. «Sono in corso le procedure di evidenza pubblica – ha spiega l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato – per l’acquisto dei 300mila kit diagnostici. È
la più grande indagine epidemiologica che verrà svolta nel nostro Paese»

Tamponi ad oltre un milione di italiani
Sono oltre un milione, invece, gli italiani che sono stati sottoposti a tampone. Dai dati della protezione civile emerge che gli esami effettuati fino ad oggi sono stati infatti 1.579.909 che hanno riguardato complessivamente 1.052.577 persone.Al primo posto la Lombardia con 302.715 tamponi e 190.451 casi testati, seguita dal Veneto con 288.075 tamponi e 177.154 persone coinvolte. Ma il ricorso ai tamponi è destinato a crescere. In vista della fase 2 e del ritorno al lavoro di 2,7 milioni di italiani, tra le misure concordate tra governo e parti sociali c’è infatti anche la possibilità per l’autorità sanitaria, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici nelle aree maggiormente colpite dal virus, di disporre misure aggiuntive, come l’esecuzione del tampone per i lavoratori.

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15mila letti nei Covid hospital
Sul fronte ospedaliero, i posti in terapia intensiva attivati finora, in pochi mesi sono passati da poco più di 5mila a 9mila. Nel menu delle misure a cui sta lavorando il ministero della Salute guidato da Roberto Speranza che entreranno nel decreto aprile atteso in consiglio dei ministri a fine mese ci sono circa 2 miliardi per stabilizzare nei Covid hospital 15mila letti in terapia intensiva e sub-intensiva in tutte le Regioni per tenersi pronti nel caso arrivasse una seconda ondata di contagi in autunno. Ogni Regione dovrà individuare i Covid hospital dedicati all’emergenza (o almeno quei reparti separati dagli altri per evitare possibili contatti tra i malati di Covid e gli altri pazienti).

80mila curati casa, Usca in 13 Regioni
E al di là del la rete ospedaliera, si punterà molto sul potenziamento delle cure a casa per gli oltre 80mila malati di Covid in isolamento domiciliare. Tra le misure cruciali, l’assunzione di almeno 5mila infermieri per rafforzare appunto le cure domiciliari. Si punterà anche a irrobustire le Unità speciali di continuità assistenziale, le Usca, che nel decreto di inizio marzo dovevano nascere ogni 50mila abitanti. Oggi ci lavorano circa 500 medici e al momento ne sono state create poche e solo in 13 Regioni (Puglia, Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Campania, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Valle d’Aosta, Sicilia, Toscana e Veneto). Questi piccoli team di camici bianchi, dotati di tutte le protezioni previste, seguono i casi sospetti o conclamati di Covid-19 direttamente a casa.

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