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Alitalia, il decollo difficile della nuova compagnia



i ritardi della newco

La nascita della Newco pubblica in ritardo di quasi 100 giorni. I punti aperti sono: piano industriale, esuberi, approvazione Ue, nomine

di Gianni Dragoni

Alitalia: al lavoro su newco, lungo raggio al palo

La nascita della Newco pubblica in ritardo di quasi 100 giorni. I punti aperti sono: piano industriale, esuberi, approvazione Ue, nomine

5′ di lettura

Ha già quasi 100 giorni di ritardo e non si sa quando potrà partire. Il decollo della nuova Alitalia, tutta in mano pubblica, rimane avvolto nel mistero. Dopo tre decreti legge che ne prevedono la costituzione, a partire dal «Cura Italia» di marzo, e numerose dichiarazioni rassicuranti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri Patuanelli e De Micheli, la «Newco» non è ancora nata. I nodi sono il piano industriale, gli esuberi, l’autorizzazione dell’Unione europea che non vuole aiuti di Stato a una compagnia già decotta prima del Coronavirus, le nomine.

I tempi
Il programma iniziale era di rendere operativa la Newco pubblica dal primo giugno scorso. Lo aveva annunciato alla Camera a fine aprile il commissario di Alitalia, Giuseppe Leogrande, definendolo un obiettivo «ambizioso». L’idea era di passare le attività di volo e manutenzione in affitto a una nuova società controllata dallo Stato, mentre i servizi aeroportuali (handling) e relativi 3-4mila lavoratori sarebbero rimasti nella bad company, che avrebbe stipulato un contratto di servizio per fornire i servizi alla nuova compagnia. Ma l’ipotesi dell’affitto, condivisa dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, è stata rigettata in maniera informale dalla Commissione europea ed è stata messa da parte. «Ci vuole discontinuità economica» tra la vecchia compagnia commissariata e la nuova società, ha detto la commissaria alla Concorrenza e vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager. A quel punto il governo ha cominciato a ragionare sull’idea di vendere le attività della compagnia a una nuova società interamente pubblica, controllata dal ministero dell’Economia (Mef), prevedendo _ con il decreto legge «Rilancio» di metà maggio _ una dotazione di capitale di 3 miliardi di euro, da versare in più rate.

Le nomine

Con il nuovo assetto l’equilibrio politico sul dossier si è spostato dal Mise, di Patuanelli (M5S) al ministero dei Trasporti di Paola De Micheli (Pd) e al Mef guidato da Roberto Gualtieri. Già nel decreto «Cura Italia» era previsto, come primo atto, un successivo decreto ministeriale del Mef, ma di concerto con i ministri dello Sviluppo economico, Trasporti e Lavoro, per la costituzione della nuova società e la nomina dei vertici e degli organi sociali. Nel decreto Rilancio è stato cambiato l’ordine dei ministri per il «concerto»: dopo il Mef, il ministro dei Traporti viene prima del Mise, poi c’è il Lavoro. Questo decreto ministeriale non c’è mai stato. La lite sulle nomine tra Pd, M5S e Mef (che avrebbe gradito Alfredo Altavilla come nuovo a.d.) è durata fino al 29 giugno, quando il premier Conte ha annunciato via Facebook: «Abbiamo individuato l’ing. Francesco Caio quale presidente della nuova società e il dott. Fabio Lazzerini quale aministratore delegato». Caio e Lazzerini si sono quindi messi al lavoro, insieme ai consulenti scelti dal Mef, per fare le linee guida del piano industriale della nuova compagnia. Mai i due manager sono solo designati, non c’è alcuna atto formale di nomina, neppure un comunicato del governo. C’è solo Facebook. Se ci fosse una crisi di governo le designazioni rischierebbero di saltare.

Lazzerini e Caio in fibrillazione

Chi li ha incontrati racconta che sia Lazzerini (che è direttore commerciale di Alitalia, dal settembre 2017) sia Caio (presidente di Saipem) sono in fibrillazione, consapevoli della fragilità della loro posizione di vertici annunciati-designati, ma non ancora nominati. Lazzerini è stato indicato dal Pd, dal ministro capodelegazione Dario Franceschini, Caio è in quota Conte-M5S. Restano gli altri componenti del cda: anche su questo il governo non ha trovato un accordo. Siccome Lazzerini è indicato dal Pd mentre è il M5S ad aver scelto l’attuale vertice di Alitalia, il commissario Leogrande e il d.g. Giancarlo Zeni, tra le due parti non c’è dialogo. Lazzerini è il direttore commerciale di Alitalia ma non parla con Leogrande e Zeni, stando a quanto viene riferito. Questo è fonte di imbarazzo nella gestione della “vecchia” Alitalia, che continua ad operare con grandi difficoltà economiche e finanziarie, preesistenti alla crisi del Coronavirus (nel 2019 la compagnia aveva perso 600 milioni di euro).

Piano industriale

In luglio sono state messe a punto le linee guida del piano industriale della Newco, con l’apporto determinante dei consulenti scelti dal Mef, Oliver Wyman, Deloitte, studio legale Grimaldi, insieme al tandem fibrillante Lazzerini-Caio e ai dirigenti del Mef. Le linee guida prevedono una nuova mini-compagnia con circa 70 aerei (rispetto ai circa 110 attuali) e sostanzialmente nessun velivolo di lungo raggio (adesso sono 26). Entrerebbero nella Newco tutte le attività, volo, manutenzione ed handling, ma solo 6.500-7.000 dipendenti sugli oltre 11mila attuali. Gli altri 4.000-4.500 resterebbero nella bad company, sotto il commissario. Sarebbero potenziali esuberi, a meno di miracolosi ripescaggi nella Newco se ci fosse una crescita dell’attività nei prossimi anni. I sindacati confederali e Ugl hanno obiettato che non vogliono esuberi e stanno cercando di salvare tutti i lavoratori. Ma con il crollo del traffico causato dal Coronavirus e la previsione che solo a fine 2023 o nel 2024 l’attività possa tornare ai livelli del 2019 questo obiettivo è difficilmente sostenibile. I sindacati vorrebbero anche un posto nel cda, glielo aveva promesso Patuanelli.

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