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Al via la fase 2, ecco le attività che riaprono domani



Dopo il lockdown

L’Italia prova a ripartire dopo un mese e mezzo di lockdown. Si preparano a rientrare al lavoro 4,4 milioni di lavoratori. Via all’obbligo di indossare le mascherine nei luoghi chiusi

di Manuela Perrone

Fase 2. Il 4 maggio si riparte, ma come? Conte: rispettare regole

3′ di lettura

Finisce la stagione delle comunicazioni ai prefetti per aprire le fabbriche. Da domani, lunedì 4 maggio, secondo le nuove Faq pubblicate sul sito del Governo, l’elenco delle attività produttive contenuto all’allegato 3 del Dpcm del 26 aprile deve ritenersi «esaustivo». Via libera, dunque,alla ripresa di manifattura (tessile, moda, auto, mobili), costruzioni e commercio all’ingrosso delle relative filiere, industria estrattiva.

Potranno riaprire i battenti anche i settori del restauro delle opere d’arte e quello della riparazione e manutenzione di materiale rotabile, così come i concessionari di auto. Tutti obbligati a rispettare i protocolli allegati al decreto, pena «la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza».

L’Italia prova a ripartire dopo un mese e mezzo di lockdown. Lo fa in un clima politico rovente, con il premier Giuseppe Conte nel mirino del leader di Iv Matteo Renzi, il Pd in fibrillazione, il M5S a perenne rischio implosione, liti sul decreto maggio e scenari di nuovi Governi puntualmente smentiti. E lo fa a macchia di leopardo, tra proteste e fai-da-te delle Regioni, che nonostante i tentativi di coordinamento continuano a muoversi in autonomia.

Ultima la Sardegna di Christian Solinas, che ha scelto di riprendere le messe, su cui proprio ieri, sabato 2 maggio, Governo e Cei hanno definito un protocollo di massima per la ripartenza graduale entro la fine del mese, in ogni caso soltanto dopo un monitoraggio per altre due settimane, in particolare dei funerali che da domani, lunedì 4 maggio, potranno tenersi con 15 persone al massimo. L’intesa segna la rinnovata tregua con l’Esecutivo dopo il duro scontro andato in scena il 26 aprile. «Soddisfazione» è stata espressa dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Saranno 4,4 milioni i lavoratori che torneranno al proprio posto (e basterà il tesserino come giustificazione in caso di controlli), mentre quasi altrettanti sono in smart working: oltre 4,3 milioni, di cui circa 2,5 milioni nella Pa e oltre 1,8 milioni nel privato. Tanto che i sindacati adesso invocano un protocollo ad hoc, con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo che si è già detta disponibile al confronto.

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