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Air Italy, si avvicina la cig da settembre ma si tratta ancora


trasporto aereo

L’incontro in video conferenza tra i liquidatori e le organizzazioni sindacali che aveva all’ordine del giorno il destino dei 1.453 lavoratori, per i quali il governo ha assicurato nel decreto agosto la cassa integrazione per 10 mesi, è stato aggiornato a mercoledì 26

di Davide Madeddu

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L’incontro in video conferenza tra i liquidatori e le organizzazioni sindacali che aveva all’ordine del giorno il destino dei 1.453 lavoratori, per i quali il governo ha assicurato nel decreto agosto la cassa integrazione per 10 mesi, è stato aggiornato a mercoledì 26

2′ di lettura

Si punta alla cassa integrazione, ma le posizioni tra Air Itlay, (la compagnia aerea sardo qatariota in liquidazione da febbraio) e sindacati sono ancora distanti. L’incontro in video conferenza tra i liquidatori e le organizzazioni sindacali che aveva all’ordine del giorno il destino dei 1.453 lavoratori, per i quali il governo ha assicurato nel decreto agosto la cassa integrazione per 10 mesi, è stato aggiornato a mercoledì 26. La prossima riunione servirà ad accorciare le distanze tra le due parti. «Le nostre posizioni sono ancora molto distanti – dice Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt Sardegna -. Infatti, sebbene l’azienda abbia confermato non solo la volontà di sottoscrivere l’accordo di Cigs per dieci mesi ma, di volerla attivare fin dal 1 settembre, nel contempo ha posto alcune condizioni di fatto inaccettabili per tutte le organizzazioni sindacali».

Il nodo dei licenziamenti collettivi

Motivo del contendere, la questione dei licenziamenti collettivi una volta scaduto il periodo previsto dalla cassa integrazione. «Non si può pensare a un’interruzione automatica del rapporto di lavoro con i 1.453 dipendenti Air Italy – argomenta – perché in questo periodo ci potrebbero essere manifestazioni di interesse da parti di altri vettori o società interessate a rilevare tutto o parte delle attività di Air Italy». Per le organizzazioni sindacali è necessaria una «valorizzazione delle professionalità che in questi anni si sono formate nei due hub italiani, ossia a Olbia e Malpensa». Per Boeddu «non si può disperdere un patrimonio di competenze e conoscenze in questo modo». Da qui la richiesta, «poiché questa non è solo una vertenza regionale ma nazionale», che al prossimo incontro «partecipi non solo l’azienda ma anche una rappresentanza dei ministeri dello Sviluppo economico e dei Trasporti, oltre che della Regione Sardegna e Lombardia». Poi un appello anche alle Regioni interessate affinché «nella discussione della newco Alitalia parlino chiaro e dicano in che termini vogliono utilizzare i programmi di politiche attive dato che parlare». «È vero che è impensabile parlare e proporre la costituzione di compagnie regionali – conclude – ma è altrettanto vero che si può pensare a divisioni regionali soprattutto in presenza di misure come quella relativa alla cosiddetta continuità territoriale aerea».

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