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Schizzano i contagi Covid: ecco la stretta di Regioni e Comuni, scuole “sorvegliate speciali”



I PRIMI EFFETTI DELLA RIAPERTURA

Quasi 900 istituti con almeno un caso di Covid registrato e oltre mille persone positive. In Piemonte obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto nei pressi degli istituti, in Calabria un infermiere in ogni scuola, mentre il Lazio rafforza i t est per i bambini nella fascia 0-6 anni

di Andrea Carli

Coronavirus, Conte: proroga stato emergenza fino a fine gennaio

Quasi 900 istituti con almeno un caso di Covid registrato e oltre mille persone positive. In Piemonte obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto nei pressi degli istituti, in Calabria un infermiere in ogni scuola, mentre il Lazio rafforza i t est per i bambini nella fascia 0-6 anni

6′ di lettura

L’impennata dei contagi Covid registrata nelle ultime ore, quegli oltre 2.500 casi in un giorno (mai così da 5 mesi) non è passata inosservata. Il timore che si possa fare ritorno alla situazione complessa e drammatica del primo lockdown, lo spettro che possa arrivare una seconda ondata di ospedalizzazioni e che le terapie intensive tornino a essere sotto stress, è avvertito soprattutto da chi ha un “piede” sul territorio: le Regioni, e in particolare i loro presidenti.

Governatori (ancora) in ordine sparso

Tanto che, nonostante dal Governo non siano mancati appelli, a cominciare dai ministri Speranza e Boccia, a non muoversi ognuno per conto suo e a seguire la linea definita a livello centrale, ancora una volta la scena alla quale si assiste è quella di amministrazioni che procedono in ordine sparso. Allo stesso tempo, e probabilmente in parallelo, il Governo annuncia che chiederà alle Camere una proroga di tre mesi e mezzo dello stato di emergenza, fino al 31 gennaio. Risultato: tanta confusione tra i cittadini.

La soluzione più “in voga” tra i governatori è stata l’introduzione dell’obbligo di mascherine all’aperto, già previsto ovunque per i luoghi pubblici al chiuso. La Lombardia guidata da Attilio Fontana, ad esempio, è la regione dove l’obbligo dell’uso della mascherina anche all’aperto è ormai uno standard: va sempre portata con sé e deve essere indossata se non è possibile mantenere costantemente la distanza di sicurezza di almeno un metro da altre persone che non fanno parte dello stesso gruppo familiare. Ma dell’elenco delle soluzioni messe in pista rientra la chiusura di intere aree giochi nei parchi o il divieto di consumare alcolici all’esterno per evitare assembramenti.

Scuole sempre più “osservate speciali”

Un’ulteriore considerazione guadagna sempre più terreno. Il boom dei casi di Covid-19 registrati in Italia potrebbero essere una prima conseguenza della riapertura delle scuole, avvenuta ormai due settimane fa. È di questa opinione il fisico Giorgio Sestili, fondatore e fra i curatori della pagina Facebook “Coronavirus: Dati e analisi scientifiche”. Tuttavia, rileva l’esperto, «il rapporto fra il numero dei casi e quello dei tamponi eseguiti resta ancora molto basso». L’aumento dei casi di positivi al Covid fa crescere l’ansia nelle scuole (quasi 900 istituti con almeno un caso di contagio registrato e oltre mille persone positive) e fa salire paura e preoccupazione tra professori, genitori, personale scolastico. E la sensazione che proprio là, in corrispondenza delle aule – più fuori che dentro, considerato che i comportamenti più a rischio da parte dei ragazzi si manifestano nella fase di entrata e di uscita dagli istituti – sia il vero nodo ha convinto alcune Regioni a mettere in campo soluzioni che aumentino il livello di allerta da quelle parti. Regioni, ma non solo: a Forlì la mascherina da ottobre è obbligatoria per tutti (gli unici che non devono indossarla sono i bimbi con meno di 6 anni), ma solo in prossimità di asili e scuole.

Piemonte, obbligo mascherina vicino scuole dal 5 ottobre

Tra le regioni che si sono mosse in questa direzione, il Piemonte gestito da quello stesso Cirio che già sulla misurazione della temperatura agli studenti si è reso protagonista di un braccio di ferro con il governo. Lui proponeva di effettuare l’operazione a scuola; a livello centrale le linee guida prevedevano una verifica a casa. Il governo ha impugnato dal Tar l’ordinanza della Regione che raccomandava alle scuole di misurare la febbre agli allievi all’ingresso e, se non fosse possibile, di verificare che l’abbiano fatto le famiglie chiedendo un’autocertificazione, e il Tar ha respinto la sospensiva dell’ordinanza.

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