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Coronavirus, sale il rischio contagio: Rt nazionale medio sopra 1. In realtà solo sei regioni sono oltre


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Rischio contagio in aumento nel Paese, legato soprattutto a casi di importazione internazionale

di Nicoletta Cottone

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(Goffkein – stock.adobe.com)

Rischio contagio in aumento nel Paese, legato soprattutto a casi di importazione internazionale

3′ di lettura

Rischio contagio da coronavirus in aumento nel Paese, legato soprattutto a casi di importazione internazionale. Per la prima volta dopo il lockdown l’Rt nazionale supera l’1 e si attesta a 1.01. Naturalmente è solo una media, perché esaminando i dati si nota che sono sei le regioni che superano l’1. Il dato più elevato in Veneto con 1,61. Il dato più basso si registra in Basilicata, con un Rt a 0,02. Si ricorda che l’Rt è solo uno dei 21 indicatori considerati, dati che gli enti locali devono rendere noti, dal numero di casi sintomatici per data, a quando la persona ha cominciato a manifestare sintomi della malattia, ai ricoveri in terapia intensiva.

Il rischio focolai

«Sebbene le misure di lock-down in Italia abbiano permesso un controllo efficace dell’infezione» da coronavirus, recita il report del ministero della Salute e dell’Iss, «al momento siamo in una situazione di trasmissione stazionaria a livello nazionale in cui persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti».

Il numero dei nuovo casi è complessivamente contenuto

Focolai che vengono subito messi sotto la lente, testati e circoscritti. Questo anche se il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto, grazie alle attività di testing-tracing-tracking che permettono di interrompere potenziali catene di trasmissione sul nascere. «La riduzione nei tempi tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi/isolamento permette una più tempestiva identificazione ed assistenza clinica delle persone che contraggono l’infezione», ricorda il report.

Pochi casi richiedono ospedalizzazione

Il report rileva che un numero ridotto di casi richiede ospedalizzazione. In pratica, dunque, solo una piccola parte del totale delle persone che contraggono il virus sviluppano quadri clinici più gravi. Questo consente «di gestire la presenza del virus sul territorio, in condizioni di riapertura, senza sovraccaricare i servizi assistenziali», spiegano gli esperti. I dati confermano, sottolinea il report, l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate da regioni e province autonome. La tattica adottata è quella di puntare sulla ricerca attiva e sull’immediato accertamento diagnostico di potenziali casi, isolando i positivi e ponendo in quarantena i loro contatti stretti. Azioni che sono «fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche».

L’Rt nelle regioni: il più alto in Veneto a quota 1,61

Ecco i dati delle singole regioni e province autonome, rilevati nella settimana dal 6 al 12 luglio. Sei le regioni dove il contagio è stato più forte: il Veneto è a 1,61, la Toscana a 1,24, il Lazio a 1,23, la Lombardia a 1,14, l’Emilia Romagna e il Piemonte a 1,06. Segue la Campania a 0,93, la Liguria a 0,78, il Friuli Venezia Giulia a 0,77, le Marche a 0,63. Poi ci sono la Sicilia a 0,43, l’Umbria a 0,39 e la Sardegna a 0,32. Segue Trento a 0,25, l’Abruzzo a 0,21, la Valle d’Aosta a 0,19, Bolzano a 0,14, la Calabria a 0,13. In coda per contagi la Puglia a 0,07, il Molise a 0,05 e la Basilicata a 0,02. Una nota dell’Unità di crisi Covid-19 della Regione Lazio segnala che nella regione « il rischio è moderato e il valore Rt è sopra 1 a causa dei casi di importazione». Così l’Unità di Crisi Covid-19 della Regione Lazio. E ricorda che l’attività di testing ha un tempo mediano tra data inizio sintomi e data della diagnosi pari a 48 ore.

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