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Coltivare cannabis è reato? – Proiezioni di Borsa


 Qualcuno sul terrazzo di casa rivolge una certa premura a piante diverse dai fiori. Si tratta di piantine di marijuana, detta anche canapa sativa o cannabis. L’intenzione, però, di siffatta attività, non è quella della commercializzazione della sostanza, bensì dell’uso personale. Allora, si ci chiede: “coltivare cannabis è reato?”. Rispetto a questo interrogativo, poiché la posta in gioco è alta, è bene chiarire che non c’è una legge che stabilisca il numero di piante consentito. Né tantomeno, il quantitativo di stupefacente che può essere legalmente detenuto, senza incorrere in conseguenze penali o amministrative. Sul punto, la Corte di Cassazione è intervenuta molteplici volte. Da ultimo, con sentenza n. 30930 del 2020, ha stabilito che basta la coltivazione anche di una sola pianta ad integrare il reato. Ciò, se ricorrono condizioni specifiche, tali da far ritenere che lo stupefacente abbia una destinazione diversa da quella del consumo personale.

La legge sulla coltivazione di canapa. Coltivare cannabis è reato?

Innanzitutto, gli Ermellini, hanno affermato che la legge n. 242 del 2016, non trova applicazione nel caso di coltivazione domestica di canapa. Inoltre, si è evidenziato che la canapa contiene uno specifico principio attivo drogante, che se superiore a un determinato dosaggio, provoca effetti stupefacenti e psicotropi. Da qui, la configurabilità del reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Si tratta, allora, di stabilire quali sono criteri per la punibilità penale della coltivazione non autorizzata di piante, da cui sono estraibili sostanze stupefacenti. Riguardo a questo aspetto, i giudici, sorprendentemente, hanno affermato che ai fini della rilevanza penale della condotta non rileva la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza.

Rileva, piuttosto, la idoneità della pianta a giungere a maturazione e a produrre la sostanza stupefacente. Ne deriva che per rispondere alla domanda se “coltivare pianta è reato”, si deve valutare, preliminarmente se la condotta sia offensiva o meno. In altri termini, la condotta può dirsi, effettivamente, inoffensiva quando la quantità di principio attivo è assolutamente trascurabile. All’opposto, se c’è un effetto stupefacente concretamente rilevabile, anche se minimo, il reato sussiste. Quindi, meglio fare ben attenzione a ciò che di volta in volta decide la Cassazione sul punto! Infatti, può accadere che la sera stessa che abbiamo iniziato a coltivare impunemente la pianta, si ripronunci la Corte, in senso distonico e scatti il reato. Ed è proprio ciò che è accaduto le tante volte, in cui si sono avvicendate, a breve distanza di tempo, sentenze punitive con altre assolutorie.

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